PROGETTI

 

IL CASELLANTE:

di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale

Il Casellante è, fra i racconti di Camilleri, uno dei più struggentemente divertenti del ciclo cosiddetto mitologico.
Secondo a Maruzza Musumeci e prima de Il Sonaglio, questo racconto ambientato nella Sicilia di Camilleri, terra di contraddizioni e paradossi, narra la vicenda di una metamorfosi. Ma questa Sicilia è la Vigàta di Camilleri che diventa ogni volta metafora di un modo di essere e ragionare le cose di Sicilia. Dopo il successo ottenuto dalle trasposizioni per il teatro de Il birraio di Preston, La concessione del telefono, che insieme a La Cattura, Troppu trafficu ppi nenti, La Signora Leuca, Cannibardo e la Sicilia costituiscono la drammaturgia degli ultimi anni, l’autore del romanzo e il regista dell’opera tornano nuovamente insieme per riproporre al pubblico teatrale nazionale una nuova avventura dai racconti camilleriani. Una vicenda affogata nel mondo mitologico di Camilleri, che vive di personaggi reali, trasfigurati nella sua grande fantasia di narratore. Una vicenda emblematica che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale ad un tempo. Il Casellante è il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
Il carattere affascinante di questo progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione, si sposa tutt’uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea.
La parola, ed il giuoco che con essa e di essa è possibile intraprendere, fa di questo testo un oggetto naturale da essere iniziato e elaborato all’interno di un’alchimia teatrale vitale e creativa. Altro aspetto è quello della lingua di Camilleri. Una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate una meravigliosa sicilitudine linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d’uso linguistico mutuati dal dialetto che esaltano la recitazione di possibili attori pensati a prestare i panni al mondo dei personaggi camilleriani.

Giuseppe Dipasquale

Debutto nazionale: 25 e 26 giugno 2016 – 59° Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Moni Ovadia
Valeria Contadino, Mario Incudine

con: Sergio Seminara, Giampaolo Romania
e con i musicisti: Antonio Vasta, Antonio Putzu

Scene: Giuseppe Dipasquale
Musiche originali: Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta
Costumi: Elisa Savi
Luci: Gianni Grasso
Ingegnere del suono: Ferdinando Di Marco

La canzone “La crapa avi li corna” è di Antonio Vasta

Regia: Giuseppe Dipasquale

Produzione: Promo Music-Corvino Produzioni – Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano – Comune di Caltanissetta

 

ITALIA TALÌA (TOUR):

di Mario Incudine

Un invito ad aprire gli occhi per ammirare, stupirsi, ma soprattutto per prendere coscienza della realtà e risvegliarsi dal sonno. È il grido di “Italia talìa”, il nuovo progetto musicale di Mario Incudine, un nuovo progetto originale di 13 brani con la produzione artistica di Mario Saroglia e Kaballà e distribuito da Universal. Un disco che racconta – in un puzzle di luci e ombre – storie del nostro tempo.“Canta e parla ai giovani del sud per esortarli all’operosità e per uscire dal labirinto inestricabile della rassegnazione – scrive il giornalista Carmelo Sardo della nota introduttiva del cd – è un disco di grande impegno politico e di forte impatto civico che affronta i temi caldi e ancora maledettamente attuali dell’aggressione mafiosa, dell’infinita sottomissione ai taglieggiatori del pizzo, dell’ingordigia corruttiva della politica, delle pene e delle sofferenze di chi emigra, e del lavoro che scarseggia e che lascia fuori dagli stabilimenti della Fiat centinaia di famiglie. Parla il linguaggio multietnico della solidarietà e affida a una musica vivida e variegata pensieri che lo tormentano e speranze che lo rincuorano. Attinge da un passato che non se n’è mai andato e allunga il passo verso un futuro che ci viene incontro col suo carico di dubbi e di aspettative. Trionfano infine sentimenti nobili e puri, passioni forti e travolgenti, da vivere a occhi aperti”. I suoni sono quelli sbocciati e miscelati nel bacino del Mediterraneo associati a batterie e chitarre elettriche che iscrivono il disco nella più contemporanea world music.

Mario Incudine (voce e chitarra), Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonica, organetto e zampogna), Antonio Putzu (fiati), Manfredi Tumminello (chitarre), Pino Ricosta (basso), Emanuele Rinella (batteria).

 

ANIME MIGRANTI. PAROLE DI CARTONE

spettacolo teatrale di Mario Incudine e Mariangela Vacanti

Colonna sonora di un progetto corale sulla fratellanza tra i popoli abbracciato da Alessandro Haber, Mario Venuti, Edoardo De Angelis, Nino Frassica, Salvatore Bonafede, Faisal Taher, Lello Analfino, Anita Vitale, Kaballà, i Djeli D’Afrique e Moni Ovadia che ne cura la nota introduttiva. La migrazione secondo Incudine è uno specchio nel quale si riflette la Storia, una tela di occhi che si scambiano sguardi disperati da Palermo a Tunisi, da New York a Baghdad. L’unica strada percorribile per le “anime migranti” di ogni tempo è la fratellanza, tracciata da chi ci ha preceduto. Le facce dei siciliani sui bastimenti per l’America, le braccia laboriose nelle miniere belga che hanno fatto più grande l’Europa somigliano come una goccia d’acqua alle mani degli africani approdati sulle nostre coste. Il nuovo cd prende avvio da Salina, il brano con cui Incudine ha vinto il Festival della nuova canzone siciliana, e si arricchisce di eccellenti collaborazioni. È una riflessione in musica e parole per non dimenticare da dove veniamo e per non assistere ancora una volta al silenzio della memoria – spiega Mario – la musica popolare, quella che i nostri nonni hanno portato Oltreoceano e quella che ancora vive dentro i racconti di chi è rimasto da questa parte del mare è il filo conduttore di questo viaggio che parte dalla Sicilia: da quest’isola si alza un canto a più voci per raccontare il nostro tempo, un tempo in cui le coste sono teatro di tragedie, di gommoni che non riescono a toccare riva e di mari ormai cimiteri di tanti, indefiniti, morti. Per questo motivo ho voluto condividere questo progetto con tanti amici, grandi artisti, attori, cantanti, musicisti, perché sia un unico abbraccio, un’unica voce, un’unica bandiera per la pace e l’amore tra i popoli. C’era una Sicilia che ha visto partire, c’è una Sicilia che vede arrivare. Questa è la Sicilia che si è messa a cantare».

Regia di Moni Ovadia e Mario Incudine
Con Moni Ovadia, Mario Incudine e Annalisa Canfora
E con Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonica, zampogna), Antonio Putzu (fiati), Manfredi Tumminello (chitarre), Pino Ricosta (basso), Emanuele Rinella (batteria).

 

MALARAZZA. OMAGGIO ALLA SICILIA DI DOMENICO MODUGNO

Un omaggio al “Modugno siciliano”, al cantattore che fingendosi siciliano si calò a tal punto nella realtà dell’isola da diventarlo veramente, mettendo così, in musica e dialetto sprazzi di vita reale e popolare della Sicilia dei suoi tempi che ridipinse in modo assolutamente unico e personale. Una reinterpretazione dei brani più rappresentativi e popolari (da malarazza a u pisci spada, da amara terra mia a la donna riccia), e di quelli più di ricerca e meno noti (come cavaddu ciecu di la miniera o u salinaru). Lo spettacolo offre un viaggio inedito e affascinante attraverso tutto il suo variegato repertorio in dialetto siciliano. Sul palco per la prima volta insieme tre cantautori siciliani, diversi per storia artistica e caratteristiche vocali ma uniti in questo originale progetto dall’amore per l’isola e dai comuni denominatori della coerenza, della credibilità e della forza interpretativa.

Con Tony Canto, Mario Incudine e Kaballà
e con Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonica), Antonio Putzu (fiati), Manfredi Tumminello (chitarre), Pino Ricosta (basso) e Salvo Compagno (percussioni).

 

ODISSEA: UN RACCONTO MEDITERRANEO – IL CICLOPE (canto IX)

di Mario Incudine

Odissea: un racconto mediterraneo restituisce alla narrazione orale, al cantore vivo e in carne ed ossa di fronte a noi, le pagine dell’Odissea che dagli anni della scuola abbiamo letto in silenzio.
L’Odissea è la prima fiction a episodi. Questa è una delle sue forze. I racconti vivono assoluti. Il “montaggio” avviene nella testa dello spettatore che può conoscere o ignorare gli episodi precedenti.
Odissea: un racconto mediterraneo è  una  rotta, la rotta di Odisseo, ed è la rotta che unisce le sponde del mediterraneo da Est a Ovest da Nord a Sud.
L’Odissea è un arco che scavalca le epoche. È la classicità e al tempo stesso la modernità, inventa il flash back tremila anni prima del cinema americano, cala Odisseo all’Inferno duemila anni prima di Dante. Calipso oggi scolpisce in  un sms il suo ultimo pensiero per Odisseo e Odisseo twitta la strage dei Proci anziché affidarla a Femio il cantore, padre di tutti gli uffici stampa del mondo. Ma la forza dell’Odissea resta immutata.
Odissea: un racconto mediterraneo è un progetto permanente, un percorso da costruire canto dopo canto scegliendo come compagni di viaggio i grandi cantori del teatro contemporaneo e quegli artisti che sappiano comunicare in modo estremamente diretto, non con la protezione del “buio in sala” ma guardando negli occhi il proprio pubblico, non proteggendosi dietro gli schermi delle belle luci o di una bella musica di sottofondo ma affrontando a mani nude la parola.

Regia di Sergio Maifredi
Musiche di Antonio Vasta
Con Mario Incudine (voce) e Antonio Vasta (fisarmonica, organetto e zampogna)

 

E SCINNIU LA NOTTI… VIAGGIO NELLE PASTORALI E NEI REPERTORI DEL NATALE IN SICILIA

di Mario Incudine

Natale… il mistero si perpetua ogni anno. Le strade, le case, le chiese si illuminano di nuova luce. Scende la notte più bella, parole e note scendono in strada… il suono della zampogna riecheggia assieme a quello dei dolci violini per le stradine acciottolate di una vecchia Sicilia e sempre, ogni anno, il mistero si fa vita, storia, preghiera, tradizione, innovazione, musica, spettacolo, racconto…

E scinniu la notti” è il viaggio dell’amore di Dio per tutti noi, l’incontro, la nascita della vita, dell’amore. È la voce di tutti i pastori, dei testimoni oculari e di noi uomini del duemila, che ancora una volta assistiamo con meraviglioso stupore al ricrearsi di questo mistero. I cuori si inteneriscono davanti a questo spettacolo e ogni popolo sembra fondersi in un unica grande preghiera, dove strumenti apparentemente lontani  sembrano accordarsi sull’unica nota, sulle uniche parole “ E susi pasturi nun dormiri cchiù…lu vivi ch’è natu u bamminu Gesù. Una musica senza tempo dove le voci sembrano fondersi con le corde delle chitarre battenti, le tammorre sembrano dialogare con il suono inconfondibile della zampogna siciliana. Uno spettacolo che ripropone il fascino del Natale attraverso una musica popolare che non può e non deve essere dimenticata….

Mario Incudine (voce e chitarra), Antonio Vasta (fisarmonica, organetto e zampogna) ed Emanuele Rinella (batteria)

 

VIAGGIO IMMAGINARIO NELLA SICILIA DELLA MEMORIA:

Kaballà e Antonio Vasta in concerto

Lo spettacolo dell’eclettico musicista siciliano Pippo Kaballà accompagnato dal pianista e fisarmonicista Antonio Vasta rappresenta una contaminazione fra note, parole e suggestioni visive. Un modo singolare di coniugare musica colta e popolare, poesia e letteratura, cinema e teatro. Un lavoro che espande i confini del concerto verso altri territori artistici, raccontando anche attraverso l’uso del dialetto una Sicilia sempre protagonista, prepotente, dolce, aspra e sapiente. Tra le sue canzoni riarrangiate da Antonio Vasta in modo essenziale e raffinato, che sfiorano i confini del jazz e della word music, Kaballà rilegge brani di poesia e prosa che spesso lo hanno ispirato – da Sciascia a Pirandello, da Consolo a Brancati – mentre su uno schermo scorrono immagini di grande suggestione, brani di film storici da Visconti ai Fratelli Taviani, da Straub e Huillet all’Istituto Luce, sapientemente montati da Sebastiano Gesù, critico cinematografico e docente di storia del cinema all’Università di Catania. Tutto questo per narrare di una terra, un popolo, un “modus vivendi” dove la canzone diventa presupposto per un viaggio immaginario sul filo della memoria.

Kaballà (voce)
Antonio Vasta (pianoforte e fisarmonica)
Video a cura di Sebastiano Gesù

 

AMBROGIO SPARAGNA & ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

dell’Auditorium Parco della Musica di Roma

Grande Orchestra di voci e strumenti musicali della tradizione popolare italiana (organetti, chitarra battente, ghironda, mandola, zampogna, ciaramella, flauti pastorali, lira, tamburelli), attiva nella produzione di programmi originali dedicati sia ai repertori popolari regionali, sia alle forme e ai generi del folklore nazionale.
Per ciascuna produzione originale è prevista la partecipazione di ospiti speciali.

Orchestra Popolare Italiana diretta dal Maestro Ambrogio Sparagna
Antonio Vasta (zampogna, fisarmonica e organetto)

 

SEMU TUTTI EMIGRANTI TOUR

Taberna Mylaensis in concerto

L’incontro di un giovane emigrante tunisino che racconta a un vecchio emigrante siciliano il proprio viaggio per realizzare la speranza di un futuro migliore, dà avvio ad una storia in musica che avvicina i due uomini che, in tempi diversi, hanno lasciato le rispettive terre d’origine ed i loro affetti .
Il racconto si dipana nei vari brani che compongono il progetto, una sorta di odissea contemporanea che accosta, tra passato e presente, le storie personali di uomini sullo sfondo di un mar Mediterraneo, nel quale si sono accentrate e si accentrano speranze, paure, vicende drammatiche e sentimenti che accomunano l’umanità. Un tema sicuramente sempre più attuale, la storia di uomini e donne in viaggio alla ricerca di nuove speranze.

Luciano Maio (voce e chitarre), Antonio Vasta (fisarmonica, pianoforte, organetto e zampogna), Antonio Putzu (fiati), Francesco Bongiorno (percussioni)

 

IL DOLORE PAZZO DELL’AMORE

di Pietrangelo Buttafuoco

Canti di un unico canto, un “cunto” che è un tuffo nel passato dell’autore, imbevuto delle tradizioni della sua terra, la Sicilia, restituite con passione di antico cantastorie. Ecco leggende e personaggi che emergono da quei luoghi e da quel tempo: le preghiere che portano doni e dolcetti; i diavoli, gli angeli, i re, le ninfe, le regine e i vescovi di una mille e una notte che è il teatro della vita popolare, in cui passato e presente si mescolano in un rabbioso andirivieni. E allora la storia si fa prossima: irrompe l’anno della sovversione, il terremoto del Belice e l’altro terremoto delle rivolte studentesche e operaie e negli anni ottanta le storie parallele di mafiosi e di commissari di polizia, che lasciano il segno. Ma soprattutto c’è l’amore, e “all’amore bisogna credere, sempre. Anche quando ci fa pazzi di dolore”.

Con Pietrangelo Buttafuoco (voce narrante), Mario Incudine (voce e chitarra) e Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonica, organetto e zampogna)

 

LE SUPPLICI IN PROVA

Un’opera musicale dal “sapore” pop, cantata ma anche parlata e vissuta in siciliano e greco moderno, una messinscena che strizza l’occhio al musical, ricca di contenuti politici (il proto-femminismo, il no alla violenza sulle donne e l’antica accoglienza dei popoli del Mediterraneo davanti a tutto, con un chiaro riferimento alle tragedie del mare) che ha aperto il 51° Ciclo di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa conquistando il pubblico e la critica. “Le supplici di Eschilo in prova” sono firmate dalla regia di Moni Ovadia e Mario Incudine, autore delle musiche originali insieme ad Antonio Vasta. Un’opera corale e colorata che bene interpreta lo spirito dei popoli del Mediterraneo, di cui sono fulcro le giovani leve dell’Accademia dell’Inda intitolata a Giusto Monaco: splendide Danaidi che entrano in scena dentro a un burka viola, abbandonato il quale scopriremo avere la pelle ambrata e vestiti multicolori.
«Impegnato come sono nella difesa dei diritti ho immediatamente condiviso – scrive Moni Ovadia nelle note di regia – il problema delle figlie di Danao in fuga dall’Egitto per sottrarsi a un matrimonio forzato, destinate a dichiararsi esuli giungendo ad Argo dove il re Pelasgo è sì, accogliente, ma a patto di consultare il popolo… Importantissimo è stato per me ottenere una sonorità multietnica del testo, e ho messo a punto un adattamento in lingua siciliana con frammenti di greco odierno assieme a Mario Incudine e Pippo Kaballà».
Le Supplici di Eschilo furono rappresentate per la prima volta al teatro di Dioniso in Atene, probabilmente nel 463 a.C. Oggi Moni Ovadia e Mario Incudine l’hanno “trasformata” in un’opera coraggiosa che rompe col passato, un’opera per tutti, che abbandona i colori tetri e la recitazione accademica per lasciare spazio a un lavoro colorato e allegro pur nella tragicità degli argomenti trattati.

Regia di Moni Ovadia e Mario Incudine
Adattamento in lingua siciliana di Mario Incudine e Kaballà
Musiche originali di Mario Incudine e Antonio Vasta
Movimenti coreografici di Dario La Ferla
Con Moni Ovadia, Mario Incudine, Faisal Taher, Cinzia Maccagnano, Franz Cantalupo e il coro dell’Accademia nazionale del dramma antico di Siracusa
E con Antonio Vasta (fisarmonica), Antonio Putzu (fiati), Manfredi Tumminello (chitarre e bouzouki) e Giorgio Rizzo (percussioni).

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